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  Torano  
   

E' la principale sorgente del versante tirrenico del Matese, la vita di Piedimonte e della pianura. Secondo i più il suo nome deriva dal latino Tauranus, derivato di taurus.
La derivazione del Torano dal lago Matese, anche se parziale, è stata sempre saputa, tanto che nei nostri statuti municipali del 1481, si proibisce ai pecorai di lavare pecore e gettare immondizie allo Sfonderato, poi detto Scennerato (= scende rapido), l'inghiottitoio del lago. Questa ipotesi è diventata certezza quando il 5 marzo 1953, 73 kg. di fluorescina sodica al 2% furono gettati nello Scennerato. Si prelevarono campioni di acqua a capo Torano, che furono esaminati in camera oscura colla prova della lampada a martello. Dopo cinque giorni cominciò la colorazione, che durò per circa due mesi. Tutta l'acqua nel letto del Torano appariva nell'onda cromatica verde.
Con i lavori della S.M.E. al lago, si notò l'abbassamento nel Torano delle curve di massima portata giornaliera durante i vari mesi, e sparizione di grandi fluttuazioni. Dunque il lago influenza specialmente le piene del Torano.

  La sorgente del Torano è di natura carsica con condotto a bacino interno. Dallo Scennerato avrà un percorso tortuoso, infiltrazioni, conche e cascate, dato il forte dislivello di 800 m. Attraverso il complesso calcareo l'acqua scende fino alle dolomie impermeabili, e fuoriesce nella valle. Tutta la pianura fin quasi a metà distanza dal Volturno è opera del Torano, durante la presente epoca Quaternaria. Benché per gli antichi il Torano fosse uno solo con varie sorgenti, tanto da chiamare "Toranello" la sorgente del Cila, il cosiddetto Maretto, pare che le cose siano un pò diverse. La sorgente del Toranello (Maretto) è anzitutto sorgente di sbarramento per faglia, ha tre polle che sgorgano dal basso, a quota 175, un regime più costante del Torano quanto a portata, maggiore temperatura, alcalinità e resistenza elettrica. Non ha comunicazione almeno collo Scennerato, poiche nel 1953 non fu raggiunto dall'onda cromatica verde. Nessuna meraviglia, l'idrografia sotterranea è capricciosa tant'é che il verde dello Scennerato, dopo un mese, uscì a Telese. Per il maretto, quindi, vi saranno altri depositi e derivazioni.
A valle di Piedimonte, in località Chiusa, a km. 2,2 dalla Sorgente, il Torano si biforca. Un ramo Torano-vecchio, scorre a sinistra per Vernelle, l'altro ramo, Torano-nuovo, scorre a destra per Alife. I due rami sboccano nel Volturno a km. 5 l'uno dall'altro (foce di Torano morto). Questa divisione non è naturale ma provocata dall'uomo. Non è facile dire quando è stata attuata. Nel '500 c'era. Il Paterno canta del <<....dolce e patrio Toran che per due strade, l'argento e l'ambra nel Volturno asconde>>.
In una causa fra le Università di Piedimonte e di Alife, dibattuta l'anno 1500 nel S. Real Consiglio, Alife sostenne che Piedimonte non può levare aquam a solito cursu, puta a Torano novo, inducendo aquam in Torano veteri.
All'epoca feudale, i signori di Piedimonte e poi di Alife, tentarono impadronirsi dei diritti sull'acqua. A Piedimonte ci riuscirono in parte. Alife invece resisté, e vinse tutte le cause: sulla derivazione dell'acqua nel 1505, nel 1739 circa la pesca, nel 1740 per l'irrigazione, e nel 1805 per avere i propri mulini.
Infatti il Torano, fino alla metà del XX secolo, era un fiume pescoso. Nelle Memorie storiche di Raffaele Marrocco (padre di Dante) si legge:
"Per la pesca delle trote nel Torano  e nel Maretto vigeva l?jus proibitivo, e l?esercizio si dava in appalto. Nel 1642 venne emanato un « bando » secondo il quale i pescatori di frode sarebbero stati condannati alla pena di duc. 10 e a tre mesi di carcere.
Nel 1790 l?abuso era ancora in vigore, come risulta dalla seguente supplica, che si conserva in originale dall?Associazione Storica, supplica diretta al feudatario del tempo: « Eccellenza, Antonio Candalarese della città di Piedimonte supplicando espone a V.E. come ritrovandosi per terminare l?affitto della pesca nei Torani, il cui annuale estaglio è stato in docati quarantacinque, al presente quarantasei; e volendo il supl.e colla sua solita propensione per il vantaggio degli interessi di V.E. crescere il suddetto estaglio, perciò nell?atto che offre annui docati cinquanta, La priega degnarsi ordinare al suo Agente, che ne stipoli le cautele solite, e per anni due, chiedendole però di grazia di non assoggettargli la presente offerta sub asta; e l?avrà ut Deus, etc. Antonio Candalarese supl.e come sopra».
I diritti che si esigevano dall?affittatore erano i seguenti: pesca con la rete ducati 5 l?anno; pesca con la canna, cioè con l?amo, ducati 3; pesca con la « lanciatoia » (fiocina) ducati 3; pesca con le mani (!) carlini 3.

Il Regio Decreto del 9 dicembre 1909, approvando l'elenco delle acque pubbliche di Terra di Lavoro, respingeva le proteste di Piedimonte, Alife, San Potito, eredi Gaetani ed altri, e il Torano diveniva demaniale. Con altro Regio Decreto del 9 marzo 1924, anche il lago Matese e il Maretto erano iscritti nell'elenco. Logicamente, non si doveva confondere il diritto di proprietà col diritto d'uso, che restava riconosciuto.
Ma un problema ben più grave è all'orizzonte. Infatti, l'idea di utilizzare l'acqua del Torano per dissetare la Campania, risale addirittura al 1866, ma è nel secondo dopoguerra che i progetti divennero concreti, e non vi fu estranea la politica.
Il 6 febbraio 1949 un progetto del Genio Civile di Napoli, allo scopo di costruire un acquedotto sussidiario per Napoli, prevedeva il prelevamento di 3.000 l/s dal Torano Maretto. A Piedimonte venivano lasciati litri 150 per abitante, calcolando l'aumento della popolazione  fino al 2000, a 18.000 abitanti (in effetti ne sono poco più di 11.000). Il Comune di Piedimonte si oppose ed attraverso una dettagliata relazione del prof. Marco Visentini avanzò le sue richieste. Nella relazione al Consiglio comunale, il sindaco D'Amore, nel dicembre del 1957, basandosi sull'ottima relazione Visentini, chiedeva per Piedimonte l. 690", ed altri l. 450" per l'irrigazione della pianura alta, una completa e razionale rete di fognature, che le spese di tutti i lavori venissero fatti dalla Cassa, che l'acqua riservata a Piedimonte e zona fosse lasciata fuori dalla canalizzazione dell'acquedotto campano, ed infine che lo scarico S.M.E. fosse continuo e costante.
Ancora il 6 settembre del 1958 la Cassa del Mezzogiorno dava precisazioni ribadendo il suo punto di vista, e ancora "il Comune pensava di risolvere con qualche deliberazione del Consiglio, quel che invece era bene affermare in altro modo, chiamando direttamente in causa la popolazione (
D. Marrocco, o.c.)". Il 9 gennaio '59 il Prefetto di Caserta autorizzava la Cassa ad introdursi nelle proprietà; il 18 luglio '60 il Ministro dei Lavori Pubblici emanava l'ordinanza n. 4710, e ad essa, il 29 novembre '60, rispondeva l'opposizione del Consiglio comunale e l'opposizione del Consorzio di Bonifica. Ma ormai il fatto era compiuto!
L’Acquedotto Campano è stata la prima grande opera idrica realizzata dalla soppressa Cassa del Mezzogiorno, che convoglia nell’area di Caserta e Napoli le acque captate dalle sorgenti del Biferno sul versante adriatico del massiccio del Matese in Molise e dalle sorgenti del Torano e del Maretto, che scaturiscono sul versante tirrenico dello stesso massiccio.
Le portate minime e massime delle sorgenti su indicate sono:
                    Minima              Massima
Biferno        700 l/s              1.900 l/s
Torano     1.000 l/s              2.500 l/s
Maretto       400 l/s                900 l/s
Pertanto la portata complessiva minima dell’Acquedotto Campano è di 2.100 l/sec e quella massima di 5.300 l/sec.
Lo sviluppo complessivo della condotta è di circa 580 km. I comuni serviti direttamente sono 42. Sono alimentati essenzialmente dall’Acquedotto Campano: l’
Acquedotto di Terra di Lavoro e l’Acquedotto Aversano.