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  Chiesa di Santa Maria Maggiore (San Marcellino)   
 
   
 

La chiesa madre fu per secoli il sepolcreto di Piedimonte. In essa fu predicata la crociata, vi furono seppelliti vescovi e signori e vi si accumularono opere d'arte e benefici. In essa San Marcellino ebbe il suo primo altare e San Giovan Giuseppe fu ordinato sacerdote. Pare che già esistesse dal VI secolo all'attuale Largo S.Maria Vecchia ma non si sa quale stile avesse né quante volte sia stata rifatta. Si sa, comunque, che durante il '700 era molto deteriorata fino ad essere pericolante, tant'é che fu chiusa al culto e infine abbattuta nel 1752. L'attuale chiesa veniva ricostruita più a valle, su un ripido declivo, per questo possiede possenti e profonde fondamenta a destra che costarono spese ragguardevoli per il tempo. I lavori iniziarono il 7 aprile del 1725, con la posa della prima pietra ad opera del vescovo Porfirio e dal duca Nicolò Gaetani. I lavori furono lunghi e laboriosi: prima la navata centrale, poi la cupola, poi il presbitero, ai lati le cappelle gentilizie.   

Finalmente il 7 agosto del 1773 fu benedetta dal vescovo Sanseverino ed il giorno dopo fu messo sul trono San Marcellino.
Il campanile fu eretto nel 1786 su progetto dell'ing. Brunelli e nel 1841 si  ebbe l'organo contenuto in un rivestimento ligneo colle statue dei SS. Pietro e Paolo. Il 17 aprile 1841 fu visitata da Re Ferdinando II e nel 1847, per lo scampato assassinio del monarca, i piedimontesi per voto fecero la facciata. In tal modo la chiesa fu completata in tutte le sue parti e definitivamente consacrata dal vescovo Di Giacomo, il 14 maggio 1860. Il pavimento, dono della famiglia De Biase, è del 1879.
Nella sua semplicità architettonica resta, come volumetria, la chiesa più grande di Piedimonte. Fino al 1935 non conteneva quasi opere d'arte. Ma crollata parte della volta nel 1934, fu restaurata nella facciata e nell'interno, e il Bocchetti vi dipinse nella volta una Assunzione e la Via delle virtù percorsa da San Marcellino.
Da San Giovanni vi furono portate cinque tavole rinascimentali, che furono restaurate dallo Schettini, e un quadro seicentesco della scuola di L. Giordano, il Martirio di San Marcellino. Di un certo valore è il Polittico in tre pannelli ad opera del pittore siciliano Riccardo Quartararo (1443-1507), ma secondo F. Abbate sono da attribuire allo Sparano (F. Abbate, Storia dell'Arte nell'Italia Meridionale, Ed. Donzelli, Roma, 2001). Il 24 dicembre 1945 il Papa Pio XII la proclamò "Basilica Minore.
La devozione al San Marcellino parte da quando una parte del suo cranio venne ottenuta da Pietro Paolo dei Medici, vescovo di Alife, il 20 Aprile 1641, per concessione del Papa Urbano VIII. La reliquia fu donata insieme all'autentica. Solo l'anno successivo il vescovo la donò all'insigne Collegiata di Santa Maria Maggiore, con strumento del notar Giambattista del Vecchio. A Napoli fu realizzata una statua di legno indorato con capo di argento, che arrivò il 22 maggio 1642. Il 1° giugno 1642, nella chiesa dei carmelitani, il suddetto vescovo, ripose la reliquia nel capo argenteo e una processione spettacolare accompagnò il nuovo simulacro del Santo. L 'anno 1903 il popolo di Piedimonte celebrò il 16° centenario del martirio del santo, con solenni feste per quattro giorni. In tale occasione venne offerta al patrono una nuova aureola d'argento e oro, con la scritta "I Piedimontesi al protettore, 1903", ricordata nella lapide presso l'altare del santo. Papa S.Pio X nel 1906, concesse indulgenza plenaria a chi, confessato e comunicato, avesse visitato la chiesa nel giorno di san Marcellino. La statua ha subito vari furti, ma il più grave avvenne nella notte tra il 14 e il 15 febbraio 1975; mani sacrileghe privarono il busto argenteo di San Marcellino della testa, dell'aureola, delle braccia, del libro e della palma. ma grazie alla commozione, allo zelo e al concorso di tutto il popolo di Piedimonte, il busto argenteo fu rifatto e benedetto il 22 maggio 1977 dal vescovo di Caserta e amministratore apostolico di Alife mons. Vito Roberti ed è di nuovo venerato in Santa Maria Maggiore. Nel 1839 il canonico Carlo Giacinto Jacobelli pubblicò la nuova novena tutt'ora in uso.

La Madonna delle Grazie tra Santi, sec. XVI è un olio su tavola 230 x 160cm.
Nella tavola si nota chiaramente l?influenza della pittura fiamminga, diffusasi a Napoli grazie ad artisti francesi e spagnoli educati all?arte delle Fiandre. Infatti, in tutti i centri dell?Italia meridionale l?apporto fiammingo fu precedente alla diffusione dell?arte toscana e rimase componente essenziale della pittura locale (anzi svolse un?importante funzione di mediazione tra il linguaggio fiammingo e il linguaggio rinascimentale italiano). Tale influenza è evidente nel suggerimento di uno spazio, cioè della profondità degli interni, con effetto assai suggestivo, anche se gli spunti fiamminghi qui si fondono con elementi culturali tutti italiani, soprattutto di derivazione toscana, come per esempio nella solidità delle forme e negli umanissimi tratti modellati da un caldo e luminoso colore.
Altre opere degne di rilievo sono una
Madonna con Bambino e angeli, sec. XVI,  olio su tavola 210 x 140cm; Madonna con Bambino in trono e Santi, sec. XVI polittico, olio su tavola 210 x 160cm; Transito di San Francesco d?Assisi, sec. XIX olio su tela 130x 100cm; Mosè fa scaturire l?acqua dalla roccia, sec. XIX olio su tela 116x205 cm; Mosè al pozzo di Madian, sec. XIX olio su tela 116x205 cm; Il riposo della fuga in Egitto, sec. XVIII olio su tela 100 x 170 cm; tutte di autore ignoto.
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A Piedimonte d'Alife, oggi per regio privilegio nominata città, nella chiesa collegiata vi sono tre tavole del Negrone (1505-1565), due delle quali son situate laterali all'altare maggiore, e rappresentano una san Girolamo, e l'altra san Luca Evangelista in atto di scrivere, guardando entrambi la Beata Vergine, che sta dipinta nel quadro su l'altare. In una cappella vi è parimente la suddetta Santissima Vergine col Bambino, ed angioli in gloria, ed a basso vi sono molti Santi con san Marcellino protettore della mentovata città; ed in questo quadro scrisse Pietro il suo nome." (F. Baldinucci, Notizie de'professori del disegno da Cimabue in qua, Stamperia Reale -Torino, 1820)

   
 

Gli Affreschi di Gaetano Bocchetti nella Chiesa di S. Maria Maggiore di Piedimonte Matese
di Raffaele Marrocco