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  Piedimonte Matese, contemporanea.
 


Dopo l'unità nazionale Piedimonte, come tutto il Mezzogiorno, retrocedette ad un grado inferiore. Se durante il periodo borbonico ricopriva un posto di primo piano in Terra di Lavoro, nel nuovo regno diventò uno dei tanti piccoli comuni del meridione italiano. A pensare che soli pochi anni addietro era una vitale cittadina al centro degli interessi borbonici.
Infatti la costituzione della nuova provincia di Benevento smembrava di fatto il circondario di Piedimonte tant'é che il
Consiglio comunale, il vescovo e 180 cittadini di Piedimonte si lagnarono della circoscrizione ottenuta dalla nuova provincia di Benevento, decretata dalla luogotenenza di Napoli, e fondarono i loro reclami sull'illegalità della disposizione, sul danno che ne emergeva e sulla mancanza di compenso territoriale a cui aveva diritto quel circondario (vedi a riguardo l'interpellanza parlamentare di Beniamino Caso). Analoghe rimostranze si sollevarono da parte dei comuni di San Salvatore Telesino e Guardia Sanframondi, già appartenenti la circondario di Piedimonte.
Nel 1861 Piedimonte contava 8.538 abitanti ed era sede di Mandamento o Pretura, Collegio elettorale e capoluogo di Circondario di cui facevano parte i comuni: Caiazzo (ab.5712), Alvignano (3470), Castello di Campagnano (1355), Dragoni (1951), Piana di Caiazzo (2067), Ruviano (1565), Capriati a Volturno (1430), Ciorlano (1382), Fontegreca (Fossaceca) (947), Gallo (2015), Letino (991), Prata Sannita (1663), Ailano (1189), Alife (3265), Castello di Alife (1525), Gioia Sannitica (3164), Raviscanina (1126), San Gregorio (1476), San Potito Sannitico (1730), Sant'Angelo d'Alife (2255), Valle Agricola (di Prata) (1106). Per un totale di 49921 abitanti su 22 Comuni, 3 Preture e una superf. di 975 Kmq.
Piedimonte era la 386a Circoscrizione Elettorale, con 28 comuni, 4 sezioni per complessivi 54.014 abitanti.
Sez.1: Piedimonte d'Alife, Ailano, Alife, Castello d'Alife, Raviscanina, San Gregorio, San Potito Sanniico, Sant'Angelo d'Alife, Valle Agricola. Sez.2: Capriati al Volturno, Ciorlano, Fontegreca, Gallo, Letino, Prata Sannita. Sez.3: Castellone, Cerro al Volturno, Colli al Volturno, Pizzone, Rocchetta a Volturno, San Vincenzo a Volturno, Scapoli (provincia di Molise). Se.4: Venafro, Filignano, Motaquila, Pozzilli, Presenzano, Sesto Campano (provincia di Molise).
Alle prime elezioni (1861)
il collegio di Piedimonte era composto da cinque sezioni : Piedimonte, Venafro, Capriati, Prato, Castellone. Gli elettori inscritti erano 796; si presentarono a votare nel primo scrutinio 712. Caso Beniamino ebbe 391 voti, Del Giudice Gaetano 269; i voti dispersi furono 82. Venne perciò proclamato deputato Caso Beniamino, dopo un'interpellanza parlamentare sulla regolarità delle votazioni nello stesso collegio. Caso, eletto sia per Caserta che per Piedimonte optò per Caserta. Pertanto, per il collegio di Piedimonte, fu necessaria una seconda votazione e, dagli Atti parlamentari del 6 maggio 1861 risulta che "il collegio di Piedimonte consta di quattro sezioni: Piedimonte, Venafro, Castellone e Capriati; con inscritti a votare 905 elettori; i votanti al primo scrutinio furono 531, dei quali 268 diedero il loro voto al signor Del Giudice Gaetano, e 215 al signor Dorotea Leonardo; gli altri voti andarono dispersi o nulli.
Non avendo il signor Del Giudice raggiunto la maggioranza legale, si addivenne al secondo scrutinio, nel quale sopra 454 votanti il signor Del Giudice ebbe voti 351, il signor Dorotea 296. Il signor Del Giudice venne proclamato deputato.
Le operazioni furono regolari, non vi furono riclami, e in nome del VII ufficio si propone la convalidazione dell'elezione di Piedimonte.(La Camera approva.)
"
Con Regio Decreto n.1078 del 14.12.1862 viene adottato il toponimo di Piedimonte d'Alife.

L'istruzione elementare nel circondario di Piedimonte d'Alife nell'anno scolastico 1862-63.

E' del 1868 l'istituzione della Cassa di risparmio:"MDCCCCLXXIII. Regio Decreto col quale e approvata l’istituzione di una Cassa di risparmio nel Comune di Piedimonte d'Alife. 9 febbraio 1868. VITTORIO EMANUELE II, PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE, RE D'ITALIA
Vedute le deliberazioni del 27 dicembre 1861 , 21 maggio e 11 ottobre 1867, del Consiglio comunale di Piedimonte d'Alife ; Veduta la deliberazione del 16 settembre 1867 della Deputazione provinciale di Terra di Lavoro; Sentito il Consiglio di Stato; Sulla proposta del Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio; Abbiamo decretato e decretiamo: Articolo unico - È approvata l'istituzione di una Cassa di risparmio nel Comune di Piedimonte d'Alife, Provincia di Terra di Lavoro, in conformità dello statuto visto d'ordine Nostro dal Ministro predetto. Ordiniamo che il presente Decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle Leggi
e dei Decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Firenze addì 9 febbraio 1868.
VITTORIO EMANUELE . Registrato alla Corte dei conti addì 19 febbraio 1868 - Reg. 42 Atti del Governo a c. 64. Ayres. Luogo del sigillo. V. Il Guardasigilli DE  Filippo. Broglio
".

Intanto si aprivano nuovi orizzonti di partecipazione alla vita politica che diveniva sempre più allargata a tutte le altre classi sociali: una prerogativa che una volta era solo appannaggio della borghesia locale ora vedeva coinvolte nuove categorie sociali fino ad arrivare al suffragio universale del 1911. Questo significava anche un crescente arricchimento culturale da parte degli operai e delle altre classi sociali tenute fino ad allora estranee al dibattito politico.
Il clero non era più la classe dominante, pur mantenendo ancora posizioni di potere. La borghesia lo ignorava, quando non lo biasimava. La partecipazione alla vita religiosa, una volta bagaglio comune, era ora circoscritta a gruppi di persone, ma non per questo persero di significato i riti e le varie funzioni religiose, anzi rimase viva e più forte la partecipazione attiva di quelli che si sentivano interiormente coinvolti.

La borghesia, comunque, manteneva il suo potere politico. Essa era costituita prevalentemente da idealisti e da "arrivisti". In questo periodo prevalevano ancora i primi......
Piedimonte verso la metà dell'800 era sovente luogo prescelto per i confinati politici, come il medico filosofo Alessandro Lopiccoli (1849), il pittore Gioacchino Toma (qui confinato dal 1857 al 1858) e il giovane internazionalista Tito Zanardelli (qui confinato per 5 mesi nel 1870, periodo in cui scrive anche un libro di storia su Piedimonte d'Alife ma non trova finanziatori per pubblicarlo).
Tra le famiglie locali i Gaetani riuscirono a mantenere il loro potere per tutto il resto dell'800. Per quanto riguarda gli Egg essi erano i padroni indiscussi del lavoro a Piedimonte, e non solo: "Da Piedimonte, in data 23, ci scrivono che quella guardia nazionale, sotto gli ordini del suo Maggiore Cav. Egg, fece una passeggiata militare fino a S. Angelo ove fu ricevuta con fratellevole cordialità del Municipio, dalla G. Nazionale e dall'intero paese. I militi di Piedimonte erano circa 400, e con essi trovavasi pure quel Sotto-Prefetto sig. Dainelli.
In occasione poi della festa Nazionale gli uffiziali della G. Nazionale, uniti a quelli del 46° Reggimento, fecero un pranzo patriottico, e la sera fuvvi splendida festa da ballo alla quale intervennero le più distinte famiglie della Città e del luoghi circonvicini.
I bassi uffiziali della milizia cittadina vollero poscia anch'essi provare all'esercito la loro affezione ed invitarono otto giorni dopo a pranzo tutti i sotto ufficiali del detto Reggimento che ivi tiene guarnigione.
Questa festa riuscì bella e commovente, e noi non possiamo che far plauso a tali manifestazioni di fratellevoli sentimenti."
(Il Pungolo, Anno IV, Napoli, 27 giugno 1863)

Antonio Gaetani, cosa più unica che rara per un discendente di un casato che per secoli era stato vicino a Re ed Imperatori, era repubblicano . Il senatore Achille Del Giudice (1829-1907) per quasi trent'anni riuscì a controllare i voti espressi dalle poche centinaia di elettori. Egli comandava la provincia di Caserta ed era abbastanza influente a Roma. Amministrava i beni di Silvia Pisacane, figlia di Carlo, che gli erano stati affidati dal Capo del Governo, Giovanni Nicotera. Successivamente accusato di essere vicino ai briganti si dimise il 22 aprile 1888, unico Senatore del Regno a compiere un simile gesto.

Altri rappresentanti politici locali furono Roberto Gaetani, deputato al Parlamento per ben quattro legislature, e Angelo Scorciarini, Di Matteo, Della Villa, E. D'Agnese, V. Caso, ecc., che si alternavano all'amministrazione locale. Molto si fece in questo periodo: la pavimentazione della strada principale in basalto, l'acquedotto comunale, le fognature, la piattaforma in piazza Roma, l'acquisto della chiesa dagli Onoratelli a Sepicciano. Ma non si preoccuparono di istituire una scuola statale a Piedimonte, forse perché i loro figli studiavano tutti fuori, "in compenso non rubavano, il che era pur molto" (D.B. Marrocco, op.cit.).
Nel 1872 il Regno d'Italia si divide principalmente sotto quattro aspetti: 1° politico-amministrativo-finanziario; 2° giudiziario; 3° militare; 4° ecclesiastico.
Sotto il primo aspetto esso si divide in 69 provincie, in 275 circondari, in 508 collegi elettorali, in 1.728 mandamenti, ed in 7.527 comuni. In ciascuna provincia vi è un prefetto ed un intendente di finanze; in ciascun circondario, un sottoprefetto; in ogni collegio, un deputato; ogni mandamento elegge un consigliere provinciale; ogni comune un sindaco.
Sotto il secondo aspetto si divide in quattro giurisdizioni di Corti di Cassazione; in 19 distretti di Corti d'Appello; in 139 distretti, nei quali risiede un Tribunale civile e correzionale; in 21 tribunali di commercio; in 1.728 mandamenti, sedi di pretura; in 7.527 comuni, nei quali vi esiste un conciliatore.
Sotto l'aspetto militare, in 18 Comandi generali militari; in 45 distretti territoriali ed in 15 distretti di giustizia militare.
Sotto l'aspetto ecclesiastico, si divide in 250 diocesi, ed in parrocchie; nelle diocesi vi siede un arcivescovo od un vescovo; in ogni parrocchia un parroco, un prevosto od un Curato.
il Circondario-Diocesi di Piedimonte d'Alife contava una popolazione di 49.921 abitanti (Piedimonte 8.838). Deputato al Parlamento era l'avv. Achille Del Giudice. Sotto Prefetto, cav. avv. Alfonso Masi; Segretario, Maselli Emidio; Delegato, Antocieco Pasquale; Comandante i R. Carabinieri, Serra Giacomo, luogotenente.
sindaco, Buontempo dott. Pietro.
Giunta comunale: Petella Pasquale, Meola Pietro, Pascale Gaetano, Pertusio Carlo, assessori effettivi – Ventriglia cav. Nicola e Da Gesso Leandro, supplenti. Segretario comunale, D'Amore Leopoldo.
Comandante la guardia naz.. Gismondi Gennaro.
Agente delle tasse, Ciccone Gennaro.
Ricevitore del registro, Tacconi Cesare.
Ufficiale di posta, Buontempo Giuseppe.
Ufficiale telegrafico, D'Agnese Filippo.
Pretore, Gaeta Giovanni,
Cancelliere della pretura, Fortuna Carlo.
Conciliatore, Petella Pasquale.
Vescovo, De Giacomo monsignor Gennaro, senatore del regno.
Vicario, Cornelio cav. Luigi. 
Notai, Caso Giuseppe – Petella Pasquale – Ricciardi Francesco – Gismondi Filippo.
La classe operaia si organizza e pubblica a periodi discontinui il Risveglio Operaio con il motto:
La verità genera odio..., ma noi la diremo sempre.
Nel 1898, ad opera degli universitari De Lellis, Della Villa, Grillo e Di Matteo, nasceva anche a Piedimonte il movimento socialista. Berner, intanto successo ad Egg, non dava ascolto alle richieste fatte dai socialisti locali e non acconsentiva a diminuire le 12 ore di lavoro degli operai del proprio cotonificio, nemmeno per le donne. I salari, poi, erano bassi, 18 soldi agli uomini e 14 alle donne, ai minorenni addirittura 8 soldi. Il fisico di questi operai risentiva del lungo tempo trascorso in piedi vicino alle filande e della mancanza di luce solare. Se è vero che Berner dava il lavoro è anche vero che i lavoratori gli davano la ricchezza.
L'unificazione forzata dell'Italia del 1861 non era stato un buon "affare" per il meridione, la crisi agraria dal 1880 in poi ed il successivo aggravarsi delle imposte nelle campagne meridionali dopo l'unificazione del paese, il declino dei vecchi mestieri artigianali, delle industrie domestiche, la crisi della piccola proprietà e delle aziende montane, delle manifatture rurali si fecero sentire anche a Piedimonte. Nuovi problemi di vera e propria sopravvivenza costrinsero, tra il 1901 ed il 1921, circa 1500 piedimontesi ad emigrare all'estero in cerca di nuova fortuna, per quelli che rimanevano la lotta diventava dura. Da qui nascevano anche a Piedimonte, sempre grazie alla presenza del nuovo movimento socialista, come avveniva d'altronde per il resto dell'Italia, le prime rivendicazioni contrattuali. Per la prima volta, nel luglio 1911, si ebbe il primo sciopero che vide circa 600 operai abbandonare il cotonificio. Berner si vendicò licenziando 13 operai.
Quando di lì a poco i socialisti andarono al Comune fecero l'edificio scolastico, nuovi lavatoi, l'illuminazione elettrica, diedero sussidi, ma si anche indebitarono perché non erano proprio tutti onesti.
A contrastare l'ascesa socialista in Italia ci pensò il papa Pio X autorizzando la partecipazione attiva da parte dei cattolici alla vita politica. Per questo nel 1910 nacque a Piedimonte il circolo "Dio e Patria", il secondo in Italia. In questo periodo si alternarono in Parlamento i politici locali, T. Morisani di Formicola e Angelo Scorciarini di Piedimonte.
L'associazionismo, a volte strettamente ideologico come le logge massoniche, a volte più semplicemente culturale o ricreativo, ebbe fertile terreno a Piedimonte. Verso il 1850 nasceva il "Café dei Signori", successivamente denominato "Casina dei signori" e, infine, "Circolo Matese", tutt'ora esistente in Piazza Roma. In origine era aperto solo ai ricchi del paese ma con l'avvento della repubblica si aprì a fasce sociali sempre più ampie, oggi è aperto a tutti. La loggia massonica i "Figli del Matese" era del 1848, fondazione firmata da Giuseppe Garibaldi; del 1865 la terza loggia "E. D'Agnese", furono questi a realizzare il monumento a E. D'Agnese situato nell'omonima piazzetta. Poi ancora il "Circolo Secolo XX", fatto prevalentemente da impiegati; la "Lega dei Cacciatori" del 1912; poi il "Circolo Unione", "De Amicis". Il circolo "Giordano Bruno", del 1905, organizzato da elementi massonici, raggiunse addirittura i 450 iscritti. Associazionismo culturale, come la "Società Magistrale" del 1908, la "Dante Alighieri" del 1909; di categoria, come "Società Agricoltori" del 1908, "Società Operaia Cooperativa del Mutuo Soccorso" del 1877, "Lega Contadini" del 1902, "Lega Minatori" del 1912, la "Croce Rossa Italiana" del 1916.


LE GUERRE MONDIALI

L'inizio della Prima Guerra mondiale vide molti giovani partire per il fronte. Non si trattava più di battaglie che duravano un giorno, come per il periodo del Risorgimento, ora la guerra durerà per anni. L'agricoltura fu in gran parte  abbandonata, le mogli lasciate sole con i propri figlioletti da sfamare. Fu così che il "Patronato scolastico" aprì un ricreatorio per fornire alimentazione e vestiario ai più bisognosi. Signore e signorine confezionavano indumenti di lana per i soldati al fronte. Molti profughi furono ospitati. "Nell?archivio della prefettura di Napoli il professor Alosco (docente di storia contemporanea all?università di Napoli) ha trovato i documenti che provano che nella primavera del 1918 Ida Dalser, l'amante di Benito Mussolini, finisce come profuga, con molti suoi corregionali trentini, nel campo di Piedimonte d?Alife (Caserta). Si porta dietro il figlio Benito Albino. Mussolini ha da tempo rotto ogni rapporto con lei: si è sposato con Rachele e non le invia più gli alimenti per il figlio. Nel campo sfollati la Dalser percepisce un sussidio giornaliero decoroso: quattro lire e mezzo.
Il piccolo Benito (che Ida chiama Benittino), però, non sta bene: vede poco da un occhio, ha la gambetta destra paralizzata. Potrebbe essere curato a Piedimonte, ma la mamma coglie il pretesto per trasferirsi in albergo a Napoli. E pretende che le autorità lo paghino, o che premano su Mussolini affinché la mantenga. A Napoli fu trasferita nell'agosto successivo da Piedimonte.
"

Furono quattro anni di vera miseria. Solo chi possedeva la terra riusciva a sfamarsi, ma per la classe operaia era veramente difficile. Prodotti non se ne trovavano e quei pochi che si trovavano avevano prezzi esorbitanti. Per la prima volta si conobbe veramente cosa significava fame e miseria. Le ricorrenze festive cessarono ed un lungo periodo di cupo pessimismo s'impadronì della popolazione. Si passò dall'esasperazione per la sconfitta di Caporetto alla gioia incontenibile di Vittorio Veneto. I cittadini morti in questa Grande Guerra furono 96, di cui 22 cittadini adottivi. Tranne 7 ufficiali tutti erano soldati e figli del popolo.
Come tutti i periodi dopo una guerra, anche questa portò nuove ideologie e nuovi movimenti popolari. I due esponenti politici del territorio, seppure sempre antagonisti per ovvi motivi di affermazione, trovavano sempre nuovi spazi dove collocarsi, Morisani liberale e Scorciarini al Partito Popolare. Prevalse al Parlamento il Morisani, ma i popolari presero il Comune di Piedimonte. Tuttavia i socialisti pure aumentarono di numero e nell'estate del 1920 ci fu un nuovo sciopero al cotonificio che durò più di due mesi.
Intanto ai Berner erano succedute le Cotoniere Meridionali. Con il piano di ampliamento delle centrali elettriche Piedimonte vide arrivare numerosi operai settentrionali, che costituirono la Camera di Lavoro (1919). L'Italia usciva vittoriosa dalla Grande Guerra, ma il prezzo pagato era stato altissimo. Il malcontento serpeggiava nel Paese e le Camicie Nere si affacciavano all'orizzonte. Il primo gruppo di questi nuovi proseliti nacque a Piedimonte il 15 Maggio 1921, fondatori furono il Della Villa (già sindaco) e Zita. "Un fascio a composizione particolare è quello di un grosso centro di industria tessile della regione - con una ricca tradizione di lotte operaie e un'amministrazione socialista - Piedimonte d'Alife (la sezione è fondata in maggio con 125 iscritti): nel suo direttorio vi sono fin dalla costituzione, il direttore e il capotecnico del cotonificio.
Nel dicembre del '22 un fascio di S. Maria
C.V. viene sciolto perché accusato di aver invaso la sede del "Circolo Popolare" di Piedimonte." (Marco Bernabei, Facismo e nazionalismo in Campania (1919-1925), Roma 1975).  Subito si distinsero per la devastazione di tutte le sedi dei partiti locali e per la loro partecipazione all'occupazione del porto di Napoli. Di contro anche a Piedimonte, come nei centri più importanti di Terra di Lavoro, i socialisti si dimostrarono in grado di dare vita ad un inizio di opposizione organizzata al fascismo: si costituiscono sezioni di "Arditi del Popolo" che, tra il luglio e il novembre del '21, tengono testa ai fascisti.
Durante un comizio dei socialisti al Vallone i fascisti irruppero, con l'aiuto di quelli di Capua, a colpi di rivoltella e bombe a mano; i socialisti presi alla sprovvista si difeso a pietrate. Furono momenti di vera guerra civile!
Alla marcia su Roma parteciparono 22 piedimontesi, uno di essi, il diciottenne Marcello D'Ambrosa, morì il 30 settembre 1922 per l'esplosione di un sacchetto di rudimentali bombe a mano nella stazione ferroviaria di Caserta, mentre si formava il treno che doveva condurre i fascisti campani a Roma. A Piedimonte il passaggio al fascismo non fu cosa semplice: il 7 dicembre 1924, alle elezioni amministrative, i fascisti furono battuti da una lista unitaria sotto il simbolo dei combattenti. E la lista comunista raccoglie 201 voti. Il 5 gennaio successivo, i fascisti, esaltati dal famigerato discorso di Mussolini sul delitto Matteotti, tentano una spedizione punitiva, ma sono messi in fuga dagli operai del cotonificio. Ma alla fine, anche l'amministrazione comunale di Piedimonte, guidata da Giovanni Caso, passò giocoforza al fascismo. In paese restavano pochi dissidenti, ma silenziosi e ben nascosti.
Il 18 luglio 1925 un gruppo di fascisti provenienti da S.Maria Capua Vetere irruppe nella sede del circolo cattolico "Dio e Patria" spaccando mobili e quadri e fracassando le vetrine dell'edificio, gettandone per sfregio dalle finestre le insegne e le bandiere.
Con il decreto legge del 2 gennaio 1927 la Provincia di Terra di Lavoro viene cancellata dall’assetto amministrativo della nazione. Con un provvedimento del governo Mussolini che diventerà legge soltanto il 18 gennaio del 1928 con il n. 2584 dopo un iter alquanto ambiguo. Il confine della Campania viene arretrato sulla linea del Garigliano. I comuni dell’hinterland di Gaeta a nord del Garigliano sono aggregati a Roma, quelli di Sora costituiscono la nuova provincia di Frosinone, i comuni a sud del Garigliano vengono inseriti nella provincia di Napoli. I comuni della sottoprefettura di Piedimonte Matese insieme a sette comuni che facevano parte della provincia di Campobasso vengono aggregati a Benevento. Scompare la provincia che aveva come capoluogo Caserta. Era la più estesa del regno con i suoi 5.269 Kmq ed una popolazione di 867.826 abitanti suddivisi in 192 Comuni. Sono aggregati: a) alla provincia di Benevento i comuni di: Ailano, Alife, Alvignano, Caiazzo, Castelcampagnano, Castello di Alife, Dragoni, Gioia Sannitica, Piana di Caiazzo, Piedimonte d'Alife, Raviscanina, Ruviano, San Gregorio, San Potito Sannitico, S. Angelo d'Alife e Valle Agricola; b) alla provincia di Campobasso i comuni di: Capriati a Volturno, Ciorlano, Fontegreca, Gallo, Letino, Prata Sannita, Pratella e Cercemaggiore; c) alla provincia di Napoli i comuni di: Carinola, Conca della Campania, Francolise, Marzano Appio, Mondragone, Ponza, Roccamonfina, Sessa Aurunca. Tora e Piccilli, nonchè i Comuni del circondario di Caserta e (quelli già costituenti il soppresso circondario di Nola).

Nel 1930 la paga delle operaie del cotonificio venne ribassata del 20%.
 
Straordinariamente il 1° Maggio del 1934 si vide sventolare la bandiera rossa sul monte Cila.
Alle grandi manovre del 1934, Piedimonte ebbe la visita del Principe Umberto, ascoltò la messa nella chiesa di San Salvatore e pranzò presso l'albergo Matese (oggi Penza). Tutto procedette tranquillo e senza scossoni (e come si poteva.....) fino all'arrivo della Seconda Guerra mondiale. Il 10 Giugno 1940 solo pochi studenti acclamarono l'ingresso dell'Italia in guerra, il resto della popolazione già aveva conosciuto la guerra e sapeva a cosa andava incontro. Purtroppo la realtà dei fatti superò l'immaginazione. Ancora una voltà cessò ogni festa, si ritornò alla fame, alle tessere per quel poco di cibo, razionato, al terrore dei bombardamenti aerei.
Su un dispaccio prefettizio si legge: "Piedimonte d'Alife [Benevento], 28 luglio 1943, ore 11.40. Il comandante la tenenza CCRR al gabinetto del ministero dell'Interno. [...] gruppo circa cento contadini armati assalivano oltre fascio locale anche ufficio comune, accertamenti agricoli, bruciando in pubblica via fotografia Mussolini et carteggio ivi esistente. Medesimi successivamente tentavano invasione municipio e sede milizia forestale senza riuscirvi per pronto intervento arma milizia forestale che ristabilivano ordine pubblico. Temesi altra dimostrazione per ottenere sfarinatura grano senza prescritta carta macinazione. Disposto adeguati servizi prevenire e reprimere altri disordini."

La S.M.E. mimetizzò le condotte forzate sul Cila e quando la sirena del cotonificio suonava  tutto piombava nell'oscurità, mentre bagliori di luce sinistra già squarciavano il cielo napoletano in lontananza.
Il brutto arrivò dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. Il fascio sparì da Piedimonte senza particolari ritorsioni, riprendevano respiro i partiti fino ad allora banditi, ma iniziavano anche le rappresaglie delle truppe tedesche sulla popolazione, che sfociarono negli avvenimenti del 1943, ai quali si rimanda il lettore ad un apposito capitolo.

Ecco come racconta il s. Tenente veneto, Gianni Ras, la sua esperienza piedimontese nel 1944:

"A Piedimonte d'Alife siamo arrivati verso la fine di settembre 1944 per cambiare completamente il nostro vestiario e qualsiasi arma con materiale inglese in quanto dopo nove mesi di combattimenti da Cassino a Pesaro eravamo come dei fantasmi nel vestiario e con cannoni inservibili ( ero s.Tenente - comandante la seconda sezione della 6^ batteria del 2° Gruppo dell'11 Reggimento Artiglieria). Rimanemmo a Piedimonte una trentina di giorni dove tra servizi vari ed ispezioni al deposito armi inglesi poco vidi del paese, potei solo incontrare gente servizievole e gentile. Avevamo visto città e paesi come un lampo a ciel sereno, con il pensiero altrove; sequenze monche di un pauroso film.
Ma ora, rifacendo il cammino a rovescio, percorrendo la strada lentamente a tappe, ci rendevamo conto di che rovine e di quale sangue grondasse la nostra patria. 
Piedimonte d’Alife, la città a noi assegnata per il riordino, situata in ridente posizione sulle pendici meridionali del Matese. Chiesa di San Biagio del XV secolo e chiesa di San Tommaso eretta nel 1414, nell’annesso convento ha sede oggi il Museo Alifano. Tutti monumenti meravigliosi, ma allora non ero entrato nell’arte, passione che mi avvinse dopo, in altro periodo di vita e subentrò in me la bramosia del conoscere. 
In data 25 settembre 1944 il C.I.L. veniva disciolto nella zona di Piedimonte d’Alife. Con i reparti si costituivano i Gruppi di Combattimento: "Legnano" e "Folgore", unitamente ai Gruppi "Cremona" e "Friuli",  che avrebbero partecipato alla campagna nel successivo inverno ’44/’45 e concorso allo sfondamento della Linea Gotica. 
Riserve le due divisioni "Mantova" e "Piceno" il tutto un complesso di 60.000 uomini interamente equipaggiati con vestiario, automezzi, armamento, elmetto, tutto inglese. Era difficile individuare di che nazionalità fosse il soldato italiano; unici segni: le mostrine del corpo di appartenenza sul bavero del giubbetto ed un piccolo tricolore sul braccio sinistro con sullo sfondo bianco, per me della Legnano, l’effige del guerriero Alberto da Giussano quello che dopo tanti anni divenne il simbolo del partito della Lega di Alberto Bossi. 
Io assieme a Salsilli, Agnelli, Arvat, Rizzi e Tosi alloggiavamo in casa di una coppia di giovani sposi entrambi insegnanti alle elementari, molto gentili ed ospitali che alla nostra partenza vollero offrirci il pranzo d’addio. 
In questo paese una sera mentre ero al cinema mi sento battere alla spalla. Mi volto e chi vedo: Bepi Ceron detto Polso mio compaesano ed amico carissimo. Fu una grossa sorpresa, non sapevo fosse nella pentola del C.I.L. 
Il tenente Enrico Mauri, milanese, mi promuove capo degli acquisti per il vettovagliamento di tutta la truppa del II Gruppo, così ogni mattina vado al mercato a far la spesa, come una brava massaia, a procurare tutto quanto serviva per il rancio dell’artigliere. 
Mauri ragioniere amante delle somme e dei bilanci perfetti vuole il resoconto di tutto il materiale in deposito. Gli faccio notare che non è il mio carattere far quadrare i conti in entrate ed uscite, cerco di arraffare più che posso per portare a casa più merce che sia possibile, anche con dei trucchi speciali, voglio che il soldato sia soddisfatto in tutto. 
"Se ti aggrada questo bene... altrimenti mi dimetto da questa non facile situazione quotidiana". Lui di rimando: "Ma non ti biasimo per quanto fai, ma per esempio" e qui fa una serie di conti di entrate ed uscite della voce vino... "tu oggi dovresti avere in deposito 50 litri di vino". Mi metto a ridere e di rimando: "Vecchio ragioniere ammuffito tra le tue scartoffie, il tuo aiutante Moro oggi ha in cantina ben 180 litri di vino e domani darà razione doppia del nettare molto apprezzato dai miei e tuoi soldati "gatu capi ne".
Mi sorride e dice: "Aveva ragione il capitano Alberto Mondini (mio comandante all’inizio per breve periodo) quando diceva che Moro è un cavallo da corsa con doppio barbozzale" (Catenella che passa sotto la barbozza del cavallo e viene fissata ai due occhi del morso).
A dicembre 1944 lasciamo Piedimonte d’Alife ed arriviamo a Canale Monterano, centro del Lazio, in provincia di Roma, sui monti Sabatini ad ovest del Lago di Bracciano


DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Con l'arrivo degli alleati la popolazione rientrò nelle proprie case, ma era rimasto poco o nulla di tutto quello che c'era prima. C'era chi aveva perso la casa, chi il lavoro, chi aveva perso tutte e due le cose. Come per il primo dopoguerra anche questa volta la fame, lo sfollamento, il contrabbando, ecc.. dilagarono ovunque.
Nel 1945 dietro dimostrazioni di piazza si ricostituì la provincia di Caserta e Piedimonte, con R.D. dell'11.6.1945 n.373, vi ritornò a fare parte: fu un pessimo affare! Il primo deputato provinciale del dopoguerrra del rinato circondario di Piedimonte fu Francesco Visco. Fu un alternarsi di commissari e sindaci che nulla potevano fare se non pensare al minimo approvvigionamento necessario per la popolazione. Tre fontanine pubbliche al rione San Giovannni furono realizzate sotto l'amministrazione di Antonio Gaetani d'Aragona. L'acqua ritornava in quella zona dopo ottant'anni.  
Sotto l'amministrazione Caso si pensò alla sala comunale, si ricostruirono i ponti distrutti dalla guerra, gli orologi di Piazza Roma e a Sepicciano e alla realizzazione del Mercato coperto al Vallone. Quest'ultima opera, dopo una sosta nel 1952, venne completata nel 1959 e divenne operante solo nel 1964.
Durante l'amministrazione Cappello, si riuscì a pagare i debiti del Comune, a spingere avanti la strada per M. Muto, a sistemare le vie; si comprò il terreno per il nuovo macello, il palazzo dell'ex Cassa di Risparmio. Fu attuata la sistemazione del Vallone con briglie e due ponti, fu rifatto il ponte di S. Arcangelo, e numerosi altri lavori.
Nel 1963 le acque del Torano venivano captate per essere avviate verso il napoletano. L'allora Capo del governo Fanfani, come risarcimento per l'esproprio subito dai piedimontesi, fece una solenne promessa in Piazza Roma, quella della realizzazione di ben due fabbriche a Piedimonte. Promessa mai mantenuta!
Nel 1963 e per alcuni anni seguenti, Piedimonte vide la presenza dei soldati del Genio utilizzati nella costruzione della carrozzabile che da Piedimonte porta a Santa Maria Occorrevole (San Pasquale), la strada venne aperta al traffico delle auto nel 1971. I soldati furono alloggiati nell'edificio parrocchiale di Piazza De Benedictis. Gli stessi soldati furono impiegati durante l'alluvione avvenuto il 26 ottobre 1966 (pochi giorni prima di quello tristissimo di Firenze) per arginare le acque che invadevano i piani terreni di via D'Agnese. Dopo piogge torrenziali il Rivo, il cui alveo nel frattempo era stato coperto, sfondò il pavimento proprio nel centro dell'ex palazzo vescovile in piazza D'Agnese e la stessa piazza antistante le "scalelle". Una colonna d'acqua con un getto che superava i 5 metri di altezza, con una bocca di un metro di diametro,  si riversò per via E. D'Agnese, dove in alcuni punti raggiunse anche il mezzo metro d'altezza, e attraversando Piazza Roma e Via Lupoli sfociava nel Torano, allora ancora scoperto.
La presenza dei soldati migliorò l'economia locale, già in fase di crescita grazie al boom economico che attraversava l'intera nazione.
Già dall'anno 1956 l'amministrazione D'Amore si preoccupava di cambiare il toponimo della cittadina da Piedimonte d'Alife in Piedimonte Matese chiedendo alla locale Associazione Storica del Medio Volturno quali motivazioni potesse addurre a suffraggio di tale richiesta. La risposta ampia e motivata dell'ASMV non tardò ad arrivare, tant'è che già il 13 Agosto 1970 il Capo dello Stato firmava il decreto della "matesizzazione" di Piedimonte.
Dal 6 ottobre 1943, giorno in cui i guastatori tedeschi fecero saltare in aria i binari, il treno cessò la sua corso da Piedimonte a Napoli. Poco dopo il treno, dopo alcuni restauri tornò a percorrere la linea fino alla biforcazione di Capua, ma non giunse più a Piedimonte.
Finalmente, avuto il decreto del Ministero dei Trasporti per la ricostruzione dei 36 km. da S.Maria C.V. a Piedimonte, il 4 gennaio 1955 a Triflisco iniziarono i lavori.

A Piedimonte fu costruita una nuova stazione e una lunga pensilina, e il 4 aprile 1963 il treno vi entrava. Compie il suo percorso di km. 79 + 700 in ore 1,20 e per il trasporto merci in ore 1,50. L'interessamento del ministro Giacinto Bosco è stato decisivo per la ricostruzione.
C'è da dire che durante gli anni '60 Piedimonte conobbe un notevole sviluppo nel terziario proprio grazie all'interessamento del Ministro Giacinto Bosco. Questo ministro di S.Maria C.V. amava particolarmente questa terra, che frequentava molto spesso. Come ministro della Pubblica Istruzione istituì a Piedimonte numerosi scuole superiori sicché ci teneva a dire, avendone per altro tutte le ragioni, che a Piedimonte mancava solo l'università. Come ministro delle PP.TT fece aprire gli uffici di via Annunziata e di Sepicciano. Grazie al suo impegno in quel periodo arrivarono anche i soldati del Genio a Piedimonte in pianta stabile per realizzare la carrozzabile che da Piedimonte porta a San Pasquale. Sempre in quel periodo furono avviati anche i lavori per la costruzione del nuovo ospedale civile. Nel 1970 Piedimonte d'Alife cambia nome e diventa Piedimonte Matese.

 

   
 

Il secondo dopoguerra nella media Valle del Volturno 1943 – 1954. Da Giovanni Caso a Giacinto Bosco.
Prof. Giovanni Guadagno
 

   
             
  storia preistorica sannitica e romana medioevale feudale risorgimentale