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  Escursionismo
 

E' possibile conoscere anche sommariamente le nostre montagne in un tempo breve? E' possibile. Facciamo centro a Piedimonte e San Gregorio, e indirizziamoci con criterio, allenamento e buona volontà in una serie di escursioni a raggio. Al ritorno si può rifare la via dell'andata, o deviare in una via non percorsa, o riposare in un altro paese con stazione ferroviaria o pullman. Non si può calcolare la distanza in chilometri, mai contati in montagna, sia per la mancanza di chilometraggio nei sentieri, sia perché esistono abbreviazioni facoltative. Calcoleremo in ore, con un tempo medio. Per avere qualche riferimento indicheremo i tempi-base medi: Piedimonte-San Gregorio (cabina del lago), 1 ora; San Gregorio-Miralago, 1 ora, per l'antica mulattiera lunga 11 km.

 


Il Miletto dalla Piana dell'Esule

Monte Miletto (m.2050)
La si compiva in due giorni, ma oggi anche in giornata. Nel 1899 fu costruito un bel sentiero largo m. 1,30, da Colle del Monaco alla vetta.
Da Piedimonte si può raggiungere il Miletto a piedi, anche in 5 ore se c'è allenamento. La via più breve, fra le cinque del versante nostro sale per San Michele-Costa del Campo della Madonna-Costa del Colle del Monaco, e di petto dal Campo dell'Ortica alla cima. Vie meno erte sono, per chi salga in auto a Miralago, per la costa e fontana dell'Esule-Colle del Monaco e sentiero della cima, oppure per Costa delle Tornore, Bosco di Li Cardilli, spigolo sinistro di Campo dell'Arco, fino a Forca dei cani, ove s'incontra il sentiero che, per una conca dietro la cima, ci porta alla vetta al punto trigonometrico. Si può tornare per le stesse vie o scendere per un sentieruccio e un bosco e la funivia a Campitello Matese. Da Campitello si scende giù per la carrozzabile fino a San Massimo ove c'è la ferrovia.
L'altezza del Miletto non è grande, ma il fatto che fino alla Maiella e alla Meta, e per tutto il suo cerchio di orizzonte non ha rivali, ne fa un punto ricercato di ascensioni. Fra tutti i massicci appeninici il Matese con questa cima è il decimo.

 


La Gallinola vista dal lago Matese.

La Gallinola (m.1923)
Da Miralago anche in ore 2,30. Questa montagna geologicamente più antica e meno erta. Si inizia il sentiero per la prima balza, il Pianellone, dopo la seconda sorgente di S. Maria, ma per impiegare un tempo più breve è bene salire di petto da S. Maria-Cirio. Si lascia a destra il Pianellone e, risalito un bosco, si esce nell'ampio piano della Corte e, salita ancora un'altra costa, nel Campolongo. Per l'estremità di questo, dopo sorpassata una conchetta rotonda, si raggiunge la cima da dove l'occhio spazia sul Molise.
Si può discendere a Campitello Matese per Capo della Borea e Capo dell'Acqua, o ridiscendendo al lago per il Pianellone e di qui, per una valletta dov'è la piccola grotta dell'Orso con sorgente in fondo, dall'accesso in alto su una scala di rami.

 


Monte Mutria.

Monte Mutria (m.1882)
Da Miralago in ore 2,30. Oggi la carrozzabile, attraverso Valle Cusanara, e per Pietraroia ricca di bauxite, arriva all'incantevole Bocca della Selva, da dove si sale a sinistra all'orlo di un bosco, sulla cima appiattita e lunghissima, tutta pietraia e senza roccia. Bella veduta sui sottostanti valloni del Titerno a Sud e su quelli del Quirino a Nord. Si può discendere a Sud a Cusano Mutri, a Nord a Guardiaregia, ad Est, oltre il monte Moschiaturo, a Sepino o Sassinoro (qui bellissima grotta di S. Lucia).
Fra le pendici del monte Mutria e di Serra di Mezzo la valle si pare ad oriente, verso Cusano. Il confine di Piedimonte corre a lato del Rifugio dei Tre Faggi. Oltre il confine, è sorto un villaggio montano (Bocca della Selva) di trenta villette e due residences. Il 19 gennaio 1969 vi si inaugurarono le Sciovie del Matese. Nel residences detto l'Angolo, si raduna un circolo dei forestieri. L'innevamento vi dura da dicembre ad aprile. Tre piste da sci ed una seggiovia permettono la disputa di tutte le gare sciistiche. Particolarmente pregiati sono i funghi porcini del Mutria (boletus edulis).

 


La piana di Campobraca.

Grotte di Campobraca e Camporotondo (m.1150)
Da San Gregorio e per il Raspato in ore 1,30. Campobraca è un'ampia conca carsica con gran deposito sotterraneo di acque. L'inghiottitoio pare comunichi giù alla piana del lago colla grotta-sorgente del Refriddu (rivo Freddo). Si va riempiendo purtroppo di fango e detriti, pur attraverso la sua piccola apertura. Nel '700 fu visitata dal Trutta, il quale la trovò immensa e ramificata. Oggi è lunga solo 47 metri, s'innalza e ramifica in due bracci di cui uno ha un laghetto.
Si procede per Vallecupa e, valicata una piccola dorsale, si scende a Camporotondo (m.1150), chiuso a nard dal monte Janara.
E' un prato ampio e verde, circondato da bosco. A Nord si apre a terra l'inghiottitoio, grande, nero, che dopo una discesa di circa 10 metri, s'inoltra in un'altra galleria, dove fino a luglio muggisce un torrente tenebroso. La galleria precipita in un pozzo terminale che va riempendosi, e che pare comunichi con la sorgente del Lete nel retrostante campo delle Séccine. Ma proprio sull'orlo del pozzo, superata ogni difficoltà iniziale, si sale a destra al Ninfeo (così battezzato dagli Scarponi del Matese nel 1948), ricco di stalattiti e stalagmiti, e a cui ha dato il nome una di queste a busto di donna. Dall'ingresso al Ninfeo sono circa 115 metri di lunghezza.
Fu visitata nel 1918 dal Colamonico, e da lui segnalata in "Mondo Sotterraneo".

 


La valle dell'Inferno.

Valle dell'Inferno
Da via Sorgente in Piedimonte, a sinistra, presso il serbatoio dell'acquedotto campano e la grotta di S. Arcangelo, si arriva alla sorgente del Torano, e dopo una diga, sotto rupi altissime a strapiombo*, si continua per un sentiero nel fondo valle. A destra, in alto, il bosco della Solitudine. Si fa angolo a sinistra e si entra nella Conca, il cui ingresso strettissimo è stato causato da un immenso spicchio di roccia caduto in piedi, a destra entrando. Nella Conca si sale pure a destra per il Malepasso, e si continua nell'alta Valle Orsara stretta e in penombra, con fiancate lisce coperte di muschi. La valle si allarga, fa angolo a sinistra, e si arriva sotto la rupe delle Mura con torre adattata a piccionaia (l'antico monastero dei Cistercensi del '200). Girando a sinistra si va a Castello.
Continuando nella valle a destra, dopo la fontana (è l'acqua che va a monte Muto), si arriva a Grassete, bel fondovalle che dà l'idea delle Alpi. Qui tre possibilità: a destra per Valle Fontanelle si sale sul monte Muto a Bocca delle Fosse e con discesa a S. Maria Occorrevole. Per il centro, attraverso il colle Stingone, si raggiunge l'Aritéllo e l'Arito, piccole pianure montane donde si può procedere per Bocca delle Fosse o per Piscina dell'Ariola dai bei boschi, e scendere a San Potito. Per sinistra si entra nella vera Valle dell'Inferno, strettissima e in penombra, dove in alto sta il nido delle aquile. Vi si incontrano pozze d'acqua profonde e verdi, e attraverso passaggi di rocce di 4° e 5° grado, si raggiunge Pinteme jonte (rocce congiunte) dove sta la cascata dell'Acqua ricciuta. Con l'attrezzatura di corde e qualche chiodo si può superare la notevole difficoltà, e percorrere la terza parte della lunga valle, che poi lentamente si esaurisce fra il M. Pastonico e la Serra di Mezzo, o si può appianare alle Carbonere, verso Capo di Campo. Dopo la panoramica escursione al Miletto, questa è la più interessante per la varietà, le difficoltà e gli orridi.

* Raggiungono il 4° grado con qualche passaggio di 5° e 6°. Furono superate dagli Alpini nel 1944.

 


Valle Paterno dal monte Cila.

Valle Paterno
Da Capo Vallata per Pioppetelli attraverso uliveti si raggiunge l'ardito ponte della Falconara, per un sentiero a destra si sale a Serretelle e, usufruendo della strada della S.M.E., si raggiunge la centrale elettrica, a cui l'acqua arriva da Macchialonga (vi si sale con 2000 scalini e attraverso una galleria). Si continua nel fondo valle, si lascia a sinistra la piccola grotta di S. Angelo e, giunti in una radura, si procede di fronte per Ferracciano (=ferro in piano), alta pianura coltivata, dove si accede a sinistra con poca fatica, all'aguzzo monte Acuto (m. 1265), che contempla il Medio Volturno da Solopaca a Presenzano. Si continua risalendo a destra per Camporuccio, lungo e verdissimo campo, largo sui 200 m. e lungo 3 km.

 


Monte Erbano-Monaco di Gioia.

Monte Monaco di Gioia (m. 1332)
Da San Sebastiano al microscopico e cadente Scorpeto, da qui alla grotta della Croce deserta, dove viveva un eremita, poi per il sentiero a sinistra fra le rocce e gli ulivi fino a Aulemiti (olmito) e Torriciano (torre in piano), piccole balze con pozzi, e si raggiunge la Sella dell'Ariola. Lasciando a sinistra in fondo monte Pastonico, attraverso piccole cime erbose, si raggiunge, tenendosi sulla linea di cresta, il monte Ruano (Erbano, forse l'antico Eribianos). Si scnde ad un lungo valico boscoso fra Gioia e Civitella Licinio (frazione di Cusano Mutri) e da qui, attraverso un bosco ripido, si raggiunge il punto trigonometrico del Monaco. A questa cima avanzata ed isolata girano intorno le correnti aeree, che vi addensano le prime nuvole foriere di pioggia. Perciò il Monaco di Gioia è il barometro di tutto il Medio Volturno. A Sud ha fiancate dirupate ma gran panorama, dalla conca di Benevento a Presenzano, 40 km.
Sotto di esso sta monte Acero col monumento bronzeo del Redentore, una bianca casetta e una poderosa cinta di mura protostoriche di un villaggio sannitico. Si può scendere a Faicchio, a Gioia o a Civitella Licinio più esattamente de lu Cignu.

 


Monte Muto (San Pasquale).

Convento Francescano di S. Maria Occorrevole (m. 470)
Lungo un'antica mulattiera del XVII secolo, è possibile raggiungere il Convento Francescano di S. Maria Occorrevole fondato nel '400, visita che consente e di vedere progressivamente un suggestivo panorama dall'alto sul centro di Piedimonte M. e sulla Valle del Medio Volturno.
L'itinerario parte da Piazzetta San Sebastiano e imbocca Via Giovan Giuseppe della Croce (dove potete rifornirvi di acqua da una fresca fontana); lasciate le ultime case, la mulattiera inizia ad inerpicarsi lungo le pendici delle colline, ricoperte da uliveti e da vegetazione tipica della macchia mediterranea. Lungo il cammino si incontrano sei cappelline ormai diroccate che servivano per le preghiere ed il riposo del pellegrino. A mano a mano che si sale, lo sguardo spazia sulla valle sottostante, regalando scorci panoramici molto suggestivi. L'ultimo tratto della mulattiera (che è il meglio conservato, con scalini di pietra e canale per il deflusso delle acque piovane) porta alla torre campanaria del XVIII secolo, visibile anche da molto lontano, che sovrasta l'abitato di Piedimonte M. (Dislivello tra il centro di Piedimonte e la torre: 400 m circa - Tempo di percorrenza medio: 45min/1h)
In pochi minuti si raggiunge il Convento di S. Maria Occorrevole, recentemente restaurato.
Il nucleo originario della chiesa, inserita nel complesso conventuale, è costituito da un'abside del '300. Gli affreschi del XV secolo, presentano nel catino la figura grande ed austera del Cristo Pantocrator.
Dal piazzale della chiesa si può osservare il panorama dell'abitato di Castello del Matese, che sembra vicinissimo al convento, anche se è separato da esso dalla selvaggia Valle del Torano (primo tratto della Valle dell'Inferno), che è una frattura tettonica molto profonda; da qui si arriva, lungo un viale alberato, al suggestivo eremo della "Solitudine" fatto edificare nel 1678 da San Giovanni Giuseppe della Croce, immerso in un fitto bosco di aceri, faggi, querce.