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 Arte

Di arte classica si conservano frammenti di trabeazione, triglifi e metope di un tempio alla base del campanile di s. Domenico, e in colonne e lapidi. Di arte romanica esiste qualche frammento, ora presso privati.
Due gioielli gotici sono l’abside di Santa Maria Occorrevole, e la cappella di s. Biagio. La prima sul monte Muto (m. 579 s.m., carrozzabile in 7 m. auto, e mul. in mezz’ora), risale all’ultimo ‘300: nel catino appare il Pantocràtor, cioè l’Onnipotente nel nimbo sostenuto da Angeli, e nella parete verticale stanno nove figure, al centro delle quali, alta e ispirata, colle braccia levate, appare s. Maria Occorrevole, che viene in aiuto.
San Biagio dopo la crocevia, oggi via E. d’Agnese, in due campate conserva pregevoli affreschi del primo ‘400 consistenti, sulla parete sinistra, Disputa dei Dottori, parete frontale Sinòpia di chiesa, parete destra Martirio di s. Biagio; nella volta 1
a campata: Avviso alla Vergine, Fuga in Egitto, Riposo in Egitto, Miracolo (l’artista si e ispirato ai Vangeli apocrifi); 2a campata: Agnus Dei, Adamo ed Eva, Creazione di Eva, Ingresso nell’Eden. Le figure sono perfette e di grande espressione. I due edifici sono monumenti nazionali.
L’arte rinascimentale può essere ammirata nei portali e nella decorazione del Quarto S. Paolo (2° piano del Palazzo ducale), e nelle cappelle laterali e nel coro di San Domenico, quanto ad architettura e intagli, e nell’arte di F. Cicino di Caiazzo che lascia cinque tavole in S. Maria Maggiore.
Concomitante allo sviluppo urbanistico ed economico di Piedimonte nel ‘600, è l’arte barocca. Il mecenatismo dei colti signori Nicolò Gaetani d’Aragona e della consorte Aurora Sanseverino, delicata poetessa àrcade, porta alla trasformazione del castello normanno nell’attuale palazzo ducale (1700-21), che sarà decorato da N. M. Rossi, F. Solimene, Loth, Cusati, Brandi, Martoriello, De Matteis, Nani, dal cavalier d’Arpino e suo fratello, che decorarono il palazzo principesco e, trovandosi a Piedimonte dipinsero anche nelle chiese. L’Aurora di Solimene rimase distrutta nel 1943, ma il Martirio di s. Marcellino, il Martirio di s. Gennaro, e il S. Francesco di Paola di N. M. Rossi son lì da ammirare per l’inquadratura, la varietà e l’intensità del colore, il chiaroscuro, e la forza dell’espressione. In S. Domenico, F. Santafede dipinge una Natività di Maria, C. Belisario una Crocefissione, i fratelli Cesari gli affreschi della cappella Gaetani colla Vita di s. Domenico, N. M. Rossi lascia una Natività, Ruoppolo un Benedetto XIII.
Dalla chiesa dei Domenicani passiamo all’Annunziata, e vi contempliamo le Nozze di Cana di N. M. Rossì, grande lavoro con sessantadue personaggi, in cui si intravede Veronese, un’Annunciazione di C. Balducci a imitazione rinascimentale e sovrastruttura barocca, e molte altre luminose tele. Ma il gioiello del barocco piedimontese rimane San Salvatore, grazioso incrocio di verticali e di curve, disegnato da C. Fanzaga, ed eseguito nel 1654.
Dopo la scuola di De Mura, di cui alcune tele si conservano in Santa Maria Maggiore, ecco nell’800 Gioacchino Toma, confinato politico a Piedimonte e a San Gregorio nel 1859, che vi dipinse scene, ritratti e nature morte.
L’arte contemporanea ci dà le pitture di C. Bocchetti in S. Maria Maggiore, la Via delle virtù percorsa da s. Marcellino, e un’Assunzione, e altro; all’Annunziata, un ciclo di cinque affreschi presi dalle invocazioni alla Vergine Regina Angelorum, R. prophetarum, R. apostolorum, R. Martyrum, R. virginum, ricche di luce, di simmetria, di sentimento: e di dolcezza di espressione ha la statua dell’Immacolata, scolpita da G. Amore nel 1763. Non è da dimenticare N. Fabbricatore colla sua botticelliana Madonna delle grazie. Ecco il notevole panorama artistico dì Piedimonte, insidiato dai ladri.
Il museo civico è stato una di queste vittime. Fondato nel 1912, ha visto sparire la collezione numismatica, e attaccare quella della ceramica cerretese e archeologica, per cui  materiale fu ritirato dalle Sovrintendenze. Dopo più di 25 anni, nel dicembre del 1999, il Museo è stato riaperto al pubblico. Attualmente il Museo Civico si trova in Piazza s. Domenico, presso l'omonimo ex convento. E' in fase di ulteriore completamento e per questo non ha ancora un orario di apertura al pubblico. E' comunque possibile visitarlo contattando il Comune. Purtroppo  vi è da aggiungere al danno al patrimonio artistico locale, quello della distruzione della statua argentea di s. Marcellino in S. Maria Maggiore, espressivo prodotto di orafi napoletani del ‘600, della scuola di Fanzaga.
(Da D.B. Marrocco, Guida turistica - Ed. ASMV, 1995)