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video di Luigi Mancino

  DATI IDENTIFICATIVI   NOTIZIE SU.....
  Comune   in provincia di Caserta
Latitudine   41*35' N - Longitudine 14*36' E
Altitudine   172 m
Superficie   41,34 Kmq
Abitanti   11.503 (ISTAT 2010), piedimontesi
Densita'   278 Ab/Kmq
Frazioni   Sepicciano
CAP   81016
Prefisso telefonico   0823
Codice ISTAT   061057
Codice fiscale   82000790616
Codice catasto   G596
Zona climatica   C
Pericolosita' sismica   Zona 1
  PIEDIMONTE MATESE  
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Orario pullman e treni

Ultime scosse registrate in Italia di Ml>2
PIEDIMONTE MATESE. RISULTATI ELEZIONI AMMINISTRATIVE 11 GIUGNO 2017   (Clicca qui)
COME ERAVAMO (per gentile concessione di Marcellino Seccia)..... (cliccare sulla foto per ingrandire)


Alcune operaie del cotonificio. 1940                    Prima comunione alla Vallata. 1957

La scoperta che spaventa il Molise: magma sotto al Matese. L’esperto: "Nessun allarme".

Ha messo in apprensione anche i molisani l’ultima scoperta dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia. Lo studio, che sarà pubblicato sulla rivista Science Advances, dimostra che la sorgente di magma e la successiva fuoriuscita di anidride carbonica sarebbero in grado di provocare gravi terremoti. Domenico Angelone: "Già sapevamo che il Matese fosse ad alto rischio sismico, non è che tali studi ci espongono a rischi maggiori rispetto al passato. Ci fanno capire qualcosa in più, ma non ci devono allarmare più di quanto dovremmo già essere allarmati».

Campobasso. Inutile nasconderlo: quando si parla di terremoti, si prova sempre una certa ansia. Se ne vorrebbe sapere sempre di più tanto che parecchie persone hanno scaricato sul proprio smarthphone l’app che rivela in tempo reale qualsiasi scossa. In tutto il mondo. Chissà se quest’applicazione c’era tra il dicembre del 2013 e il gennaio del 2014: quattro anni fa lo sciame sismico che interessò il versante campano del Matese si fece sentire anche in Molise. Il 29 dicembre di quattro anni fa la prima scossa, di magnitudo 4.9, con epicentro Piedimonte Matese. Venne avvertita a Campobasso, Bojano e finanche a Napoli.
E’ stato il primo ‘alert’ della scoperta fatta dagli esperti dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e del Dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università di Perugia. Sotto l’Appennino meridionale, nel Sannio-Matese, esiste in profondità una sorgente di magma che può generare terremoti "di magnitudo significativa" e più profondi rispetto a quelli finora registrati nell’area. Questo il risultato dello studio pubblicato sulla rivista ‘Science Advances’ e che ha trovato spazio sui principali media nazionali oggi pomeriggio riaccendendo i timori dei molisani che di terremoti – anche tragici e disastrosi – ne sanno qualcosa. La strage degli angeli di San Giuliano di Puglia nel 2002 è stato solo l’evento più recente e doloroso. Il Molise, infatti, è una delle regioni più sismiche d’Italia.
Cosa hanno scoperto ora l’Ingv e l’Università di Perugia? «Nella parte più profonda sotto la crosta terrestre – ha esplicitato in una intervista all’Ansa Guido Ventura, dell’Ingv, coordinatore della ricerca con Francesca Di Luccio (Ingv) - ci sono processi di fusione che producono magma. Questo risale verso la superficie, fermandosi alla profondità compresa fra 15 e 25 chilometri». La sorgente di magma, ha aggiunto, «provoca la fuoriuscita di CO2 di origine profonda e può provocare terremoti».
La sequenza sismica anomala registrata nel Sannio-Matese tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 è stata un indizio importante: «Abbiamo scoperto che questi terremoti sono stati innescati da una risalita di magma nella crosta tra 15 e 25 chilometri di profondità». L’anomalia era legata sia alla profondità, maggiore rispetto a quella dei terremoti tipici dell’area e compresa fra 10 e 15 chilometri, sia alle forme d’onda degli eventi più importanti, simili a quelle dei terremoti in aree vulcaniche.
Cosa vuol dire? Dobbiamo temere terremoti più forti? La domanda che tutti si stanno facendo in queste ultime ore Primonumero l’ha girata a Domenico Angelone (in foto), uno dei massimi esperti in materia nonché consigliere nazionale dei Geologi.
«Innanzitutto – ha puntualizzato - mi sembra di capire che questa concentrazione di magma in risalita non aumenta il rischio o la pericolosità sismica della nostra regione. Noi sappiamo già che il Matese è una zona ad alto rischio sismico, piuttosto potremmo capire perché certe cose avvengono. Oppure, potremmo affinare le nostre conoscenze sui motivi per i quali avvengono certi fenomeni. Non è che tali studi ci espongono a rischi maggiori rispetto al passato. Piuttosto ci fanno capire qualcosa in più, ma non ci devono allarmare più di quanto dovremmo già essere allarmati. Noi infatti già dovremmo essere consapevoli che il nostro è un territorio ad alto rischio sismico».

Inoltre, per lo studioso «non c’è nessuna connessione con lo sciame sismico che ha interessato Vastogirardi e l’Alto Molise (dove i sismografi continuano a registrare piccole scosse, ndr). In quello studio si fa riferimento all’Appennino centro-meridionale e quindi parliamo della zona delle Mainarde e del Sannio che arriva fino in Irpinia, insomma parliamo di una zona molto estesa. Probabilmente questo studio fa riferimento con il terremoto del 1805. Certo, questo magma che sarebbe risalito a livello crostale potrebbe spiegare un’attività sismica che è stata sempre molto viva nelle nostre zone,
ma non ci espone in maniera maggiore».
Piuttosto c’è un altro campanello d’allarme: in caso di sisma, il Molise sarebbe davvero pronto?
(pubblicato il 9/01/2018 su http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=26923)

Cronologia completa dei terremoti nel Sannio-Matese        -           Il terremoto del 5 giugno 1688
 

DIRITTO CANONICO
  1872, quando i monsignori della Diocesi di Alife si contendevano
la cura arcipreturale di Sant' Angelo

 
prof. Angelo Pepe - Tutti i diritti sono riservati
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