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La cittadina ai piedi
del Matese campano è sede di tutte le scuole medie
superiori e più di 5000 studenti si piegano
giornalmente sui libri scolastici e sui pochi libri
di storia naturale e sociale scritti da locali per
valorizzare quello che merita di essere portato a
conoscenza alle generazioni odierne e future. Della
cittadina due sono, per ora, i libri più ricchi di
storia localistica da additare alla lettura degli
studenti: quello scritto dal prof. D. B. Marrocco e
dallo scrivente. Nell’epicentrale cittadina matesina
di Piedimonte si discute, da troppo tempo, di
riattivare il locale Museo Civico in largo San
Domenico. Ancora resta al Museo Nazionale di Napoli
il piccolo Corridore di bronzo, reperto archeologico
del V sec. a. C. rinvenuto sul monte Cila, dove
alcuni identificano l’antica Cluvia, citata
da Tito Livio, storico nativo di Padova. I cittadini
matesini di Piedimonte, di Castello M., di San
Potito S. e tutti quelli che hanno a cuore il Sannio,
giustamente lo reclamano a Piedimonte Matese nella
sede museale, di recente restaurata. Il territorio
del Sannio è ricco di propri reperti archeologici
(vedi Tavola Osca di Agnone del IV sec. a. C.), ma
anche di segni che testimoniano i contatti con la
civiltà evoluta dei Greci (vedi Corridore del Cila),
presenti sulla costa campana già prima del VII sec
a. C.. Secondo alcune teorie, l’alifano villaggio
nasce come un insediamento sannitico arroccato sul
Monte Cila e difeso da mura megalitiche, che secondo
un ingegnere piedimontese potrebbero essere semplici
muri di terrazzamento del terreno per gli oliveti
del Cila. Tale villaggio fu espugnato dai Romani
pochi anni dopo l'episodio delle Forche Caudine del
321 a. C., scriveva D. B. Marrocco, che però non
ubicava Cluvia. Per altri, invece, un insediamento
di tipo stanziale sul Cila non è mai esistito, se si
escludono le scorribande ed i rifugi occasionali
dell’epoca da parte degli abitatori della vallata.
Secondo il prof. F. Mattei di Piedimonte-Sepicciano,
appassionato della civiltà del Sannio, l’antica
Cluvia è ubicata altrove sul Matese. Qualcuno
addirittura la indica a Letino, altri a Castello e
altri altrove. Con la definitiva conquista romana
del Sannio (15 anni dopo la battaglia di Bojano del
305 a. C.), le popolazioni sconfitte incominciarono
gradualmente ad abbandonare le fortezze sui monti
(come a Terra Vecchia di Sepino, fortezza Sannita
espugnata dai Romani con migliaia di morti),
spostandosi nelle sottostanti pianure, per farvi
ritorno, successivamente, a causa delle invasioni
saracene dell’ VIII e IX secolo, quando
probabilmente si formò il nucleo abitativo antico di
San Giovanni, che si dotò successivamente con i
Normanni di un castello difensivo sia sopra al
locale Museo Civico che a Castello Matese.
Il
Corridore del Cila è stato scelto come logo
dall’Associazione culturale piedimontese “Cuore
Sannita” a cui sta a cuore tutto ciò che di
importante esiste nel territorio della Regione
Storica del Sannio. Tutti i soci di Cuore Sannita,
oltre all’appassionato Presidente, D’Abbraccio, e
all’attivo Socio Michele Tacchetti (leale compagno
di scuola piedimontese dello scrivente negli anni
1965-67) si interrogano del destino del Corridore
del Cila, che ancora non viene valorizzato
adeguatamente per incentivare il turismo culturale
locale. Da alcuni decenni i reperti archeologici in
Europa non vanno più nei grandi musei delle sue
antiche metropoli ma restano sul luogo del
ritrovamento per meglio rappresentare il patrimonio
territoriale che così si valorizza. Gli stessi
impedimenti alle infrastrutture e alle abitazioni
che una volta rappresentavano i reperti
archeologici, sono stati superati con un breve
arresto dei lavori e con un “Dossier Fotografico” e
un evidente segno museato del rinvenimento, utile
alla memoria collettiva. In molti centri storici di
importanti città come Parigi, Milano, Padova, ma
anche di piccole cittadine come Bojano (antica
capitale del Sannio Pentro, dove l’Arch. Oreste
Muccilli della Sovrintendenza ha voluto una lastra
per ricoprire i reperti del centrale palazzo
conventuale ed episcopale lungo l’antico Tratturo
Pescasseroli-Candela), ecc., si procede in modo
moderno e non più antico. Non più dunque impedimento
oppure finzione che non esiste alcun reperto, ma un
semplice atto di valorizzazione insieme a museare i
reperti archeologici fatti di lunghi scavi,
necropoli, ecc..
A Piedimonte d’Alife nel 1912 fu fondato il Museo
Civico, che dopo una serie di furti fu depauperato
(al danno al patrimonio artistico locale, quello
della distruzione della statua argentea di S.
Marcellino in S. Maria Maggiore, espressivo prodotto
di orafi napoletani del ‘600, della scuola di
Fanzaga, scriveva Marrocco, nella sua Guida
turistica, 1995) di pezzi museali importanti dalle
Sovrintendenze preposte alla tutela più che alla
valorizzazione. Tale museo cittadino è dedicato ad
un suo illustre Direttore, Raffaele Marrocco, che
fondo nel 1915 l’Associazione Storica del Sannio
Alifano, cambiata nel 1965 dal figlio, Dante Bruno,
in Medio Volturno. Il Museo civico è situato in
largo San Domenico, sotto al ducale palazzo dei
nobili Gaetani, che hanno padroneggiato Piedimonte
per oltre 4 secoli. A tale museo sono state sempre
rivolte le quasi obbligatorie attenzioni dei Sindaci
di Piedimonte e dei parlamentari locali come l’ex
Sindaco e attuale Senatore del PdL, avv. C. Sarro,
che ha fatto giungere non pochi fondi pubblici per
restaurare decorosamente il Museo Civico
piedimontese. Ma cosa dicono le 47 Associazioni
culturali locali? Sono attive come lo erano i primi
Soci col rispettivo Presidente? Fatto è che
Piedimonte attualmente è afflitta da una grave crisi
occupazionale e da una scarsità di turisti che vi
transitano per andare sull’alto Matese e non si
fermano per visitare anche il suo interessante Museo
Civico, da far funzionare subito, anche con il pezzo
più attrattivo: il Corridore del Cila di 2.500 anni.
Tale reperto testimonierebbe lo scambio commerciale
e culturale tra le popolazioni del Sannio Pentro del
Cila e quelle greche della costa? Si spera che il
prossimo Direttivo del Museo civico piedimontese
abbia quella indipendenza culturale tale che meglio
favorisca l’opera, non facile,di valorizzare le
risorse culturali locali. (Giuseppe Pace)
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