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Piedimonte Matese. Via Antonio  Gaetani, 1935
 
  NOTIZIE SU.....
 PIEDIMONTE MATESE
 
 LINK ISTITUZIONALI
   COORDINATE GEOGRAFICHE
Comune in provincia di Caserta
Latitudine 41°21'34", Longitudine 14°22'36" 
Altitudine
172 m
Superficie 41,34 kmq.
Abitanti 11.503 (2010 - ISTAT), piedimontesi
Densità 278 ab/kmq
Frazioni  Sepicciano
CAP 81016
Prefisso telefonico 0823
Codice ISTAT
061057
Codice fiscale 82000790616
Codice catasto G596
Pericolosità sismica Zona 1
Zona climatica C
  orario treni e autobus di linea
 SONDAGGIO  Piedimonte Matese.  Via Carmine isola pedonale.


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Nella nostra cittadina la principale causa della congestione del traffico è dovuta all'abitudine degli automobilisti dei "due minuti due" di sosta "selvaggia" in doppia e/o tripla fila, con un restringimento della carreggiata così marcato che si procede a passo di lumaca. Le auto stentano a passare, le autoambulanze spesso sono costrette a fermarsi e l'inquinamento atmosferico cresce a dismisura. Questo avviene in quasi tutte le arterie stradali più importanti della nostra cittadina, ma via Carmine rappresenta veramente un caso limite. Quasi sempre l'aria di via Carmine intasata, com'è, dalle auto bloccate in una coda che si allunga, a volte, per centinaia di metri, puzza di smog. Per percorrere questo stretto budello si deve fare lo slalom tra le macchine tappandosi la bocca e il naso con le mani. Eppure quanti cittadini vorrebbero riscoprire il piacere di una passeggiata a piedi e fare piacevoli acquisti nelle strade libere dalle auto.
Via Carmine per morfologia urbana e ubicazione dovrebbe essere destinata esclusivamente ai pedoni; una pedonalizzazione che, contro ogni pregiudizio, migliorerebbe la qualità della vita e aumenterebbe il valore degli immobili. È proprio così: secondo un rapporto riportato da la Repubblica e stilato da Legambiente e Aci (Automobile Club d’Italia), le isole pedonali riducono il livello di smog e rumore migliorando la tutela dei monumenti, la valorizzazione turistica, un aumento della sicurezza stradale e generale, con una conseguente rivalutazione del mercato immobiliare. E anche i negozianti dovrebbero essere sereni: senza macchine, oltre a guadagnarci in salute, il volume dei loro affari rimarrebbe invariato, considerata la prossimità dei grossi parcheggi per le auto (piazza Roma, piazza Carmine, piazza Europa e via Lupoli).
Ma è proprio indispensabile il traffico veicolare in via Carmine? Attualmente chi percorre in auto questa arteria proviene solo dal viale della Libertà e può andare solo in via E. d'Agnese, piazza Roma e via De Cesare. Non si capisce per quale motivo le auto dirette in via De Cesare devono per forza passare per via Carmine quando possono benissimo prendere la traversa che porta di fronte all'ufficio postale, in via Lupoli. Anzi, una soluzione ancora più intelligente potrebbe essere quella di escludere dal traffico anche piazza Roma dirottando il traffico esclusivamente per via E. d'Agnese e via Lupoli. In questo modo piazza Roma e via Carmine sarebbero destinate solo ai pedoni.
I cittadini devono scegliere se "entrare con l'auto nei negozi" o fare due passi salutari a piedi in completa sicurezza; così come i commercianti di via Carmine devono decidere se vogliono respirare gas di scarico tutto il giorno o "un sorso di aria pura". (Angelo Pepe)

 PER IL MUSEO CIVICO DI PIEDIMONTE

La cittadina ai piedi del Matese campano è sede di tutte le scuole medie superiori e più di 5000 studenti si piegano giornalmente sui libri scolastici e sui pochi libri di storia naturale e sociale scritti da locali per valorizzare quello che merita di essere portato a conoscenza alle generazioni odierne e future. Della cittadina due sono, per ora, i libri più ricchi di storia localistica da additare alla lettura degli studenti: quello scritto dal prof. D. B. Marrocco e dallo scrivente. Nell’epicentrale cittadina matesina di Piedimonte si discute, da troppo tempo, di riattivare il locale Museo Civico in largo San Domenico. Ancora resta al Museo Nazionale di Napoli il piccolo Corridore di bronzo, reperto archeologico del V sec. a. C. rinvenuto sul monte Cila, dove alcuni identificano l’antica Cluvia, citata da Tito Livio, storico nativo di Padova. I cittadini matesini di Piedimonte, di Castello M., di San Potito S. e tutti quelli che hanno a cuore il Sannio, giustamente lo reclamano a Piedimonte Matese nella sede museale, di recente restaurata. Il territorio del Sannio è ricco di propri reperti archeologici (vedi Tavola Osca di Agnone del IV sec. a. C.), ma anche di segni che testimoniano i contatti con la civiltà evoluta dei Greci (vedi Corridore del Cila), presenti sulla costa campana già prima del VII sec a. C.. Secondo alcune teorie, l’alifano villaggio nasce come un insediamento sannitico arroccato sul Monte Cila e difeso da mura megalitiche, che secondo un ingegnere piedimontese potrebbero essere semplici muri di terrazzamento del terreno per gli oliveti del Cila. Tale villaggio fu espugnato dai Romani pochi anni dopo l'episodio delle Forche Caudine del 321 a. C., scriveva D. B. Marrocco, che però non ubicava Cluvia. Per altri, invece, un insediamento di tipo stanziale sul Cila non è mai esistito, se si escludono le scorribande ed i rifugi occasionali dell’epoca da parte degli abitatori della vallata. Secondo il prof. F. Mattei di Piedimonte-Sepicciano, appassionato della civiltà del Sannio, l’antica Cluvia è ubicata altrove sul Matese. Qualcuno addirittura la indica a Letino, altri a Castello e altri altrove. Con la definitiva conquista romana del Sannio (15 anni dopo la battaglia di Bojano del 305 a. C.), le popolazioni sconfitte incominciarono gradualmente ad abbandonare le fortezze sui monti (come a Terra Vecchia di Sepino, fortezza Sannita espugnata dai Romani con migliaia di morti), spostandosi nelle sottostanti pianure, per farvi ritorno, successivamente, a causa delle invasioni saracene dell’ VIII e IX secolo, quando probabilmente si formò il nucleo abitativo antico di San Giovanni, che si dotò successivamente con i Normanni di un castello difensivo sia sopra al locale Museo Civico che a Castello Matese.
Il Corridore del Cila è stato scelto come logo dall’Associazione culturale piedimontese “Cuore Sannita” a cui sta a cuore tutto ciò che di importante esiste nel territorio della Regione Storica del Sannio. Tutti i soci di Cuore Sannita, oltre all’appassionato Presidente, D’Abbraccio, e all’attivo Socio Michele Tacchetti (leale compagno di scuola piedimontese dello scrivente negli anni 1965-67) si interrogano del destino del Corridore del Cila, che ancora non viene valorizzato adeguatamente per incentivare il turismo culturale locale. Da alcuni decenni i reperti archeologici in Europa non vanno più nei grandi musei delle sue antiche metropoli ma restano sul luogo del ritrovamento per meglio rappresentare il patrimonio territoriale che così si valorizza. Gli stessi impedimenti alle infrastrutture e alle abitazioni che una volta rappresentavano i reperti archeologici, sono stati superati con un breve arresto dei lavori e con un “Dossier Fotografico” e un evidente segno museato del rinvenimento, utile alla memoria collettiva. In molti centri storici di importanti città come Parigi, Milano, Padova, ma anche di piccole cittadine come Bojano (antica capitale del Sannio Pentro, dove l’Arch. Oreste Muccilli della Sovrintendenza ha voluto una lastra per ricoprire i reperti del centrale palazzo conventuale ed episcopale lungo l’antico Tratturo Pescasseroli-Candela), ecc., si procede in modo moderno e non più antico. Non più dunque impedimento oppure finzione che non esiste alcun reperto, ma un semplice atto di valorizzazione insieme a museare i reperti archeologici fatti di lunghi scavi, necropoli, ecc..
A Piedimonte d’Alife nel 1912 fu fondato il Museo Civico, che dopo una serie di furti fu depauperato (al danno al patrimonio artistico locale, quello della distruzione della statua argentea di S. Marcellino in S. Maria Maggiore, espressivo prodotto di orafi napoletani del ‘600, della scuola di Fanzaga, scriveva Marrocco, nella sua Guida turistica, 1995) di pezzi museali importanti dalle Sovrintendenze preposte alla tutela più che alla valorizzazione. Tale museo cittadino è dedicato ad un suo illustre Direttore, Raffaele Marrocco, che fondo nel 1915 l’Associazione Storica del Sannio Alifano, cambiata nel 1965 dal figlio, Dante Bruno, in Medio Volturno. Il Museo civico è situato in largo San Domenico, sotto al ducale palazzo dei nobili Gaetani, che hanno padroneggiato Piedimonte per oltre 4 secoli. A tale museo sono state sempre rivolte le quasi obbligatorie attenzioni dei Sindaci di Piedimonte e dei parlamentari locali come l’ex Sindaco e attuale Senatore del PdL, avv. C. Sarro, che ha fatto giungere non pochi fondi pubblici per restaurare decorosamente il Museo Civico piedimontese. Ma cosa dicono le 47 Associazioni culturali locali? Sono attive come lo erano i primi Soci col rispettivo Presidente? Fatto è che Piedimonte attualmente è afflitta da una grave crisi occupazionale e da una scarsità di turisti che vi transitano per andare sull’alto Matese e non si fermano per visitare anche il suo interessante Museo Civico, da far funzionare subito, anche con il pezzo più attrattivo: il Corridore del Cila di 2.500 anni. Tale reperto testimonierebbe lo scambio commerciale e culturale tra le popolazioni del Sannio Pentro del Cila e quelle greche della costa? Si spera che il prossimo Direttivo del Museo civico piedimontese abbia quella indipendenza culturale tale che meglio favorisca l’opera, non facile,di valorizzare le risorse culturali locali. (Giuseppe Pace)
 

 

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